A Tappia, una frazione a 600 metri di altezza, sopra Villadossola, ricominciano a crescere le viti, vigneti eroici, con vignaioli attaccati al territorio, che difendono, ricostruiscono e vogliono bene alla terra

 Mentre percorri i sentieri la mente va al 1944, quando su quei cammini passavano staffette e partigiani: percorsi immersi nei boschi, che attraversano ruscelli e dove, ancora oggi, si conserva la memoria di quegli anni.

Oggi quei sentieri sono luoghi di pace, dove trovare la testimonianza di un tempo passato, con l’agricoltura dura e faticosa, che costruì terrazzamenti per realizzare vigneti: una produzione di vino che servì a rafforzare l’economia di queste montagne, con gli scambi commerciali con le valli della Svizzera.

Oggi, a Tappia, una frazione a 600 metri di altezza, sopra Villadossola, Romano Zaretti con il figlio Corrado, ha ripreso a coltivare la vite e la sua è una di quelle storie di contadini che credono in quel che fanno, per restare in montagna, vigneti eroici, attaccati al territorio, che difendono, ricostruiscono e vogliono bene alla terra. La Cantina di Tappia è un buon punto per avviarsi sul sentiero verso Anzuno che parte dal piccolo gruppo di case e, restando a mezzacosta, attraversa il bosco che, gradualmente, sta recuperando spazio sui vigneti abbandonati. Incontriamo un mulino, anch’esso abbandonato, accompagnati dal suono dei ruscelli e delle piccole cascate che contraddistinguono queste montagne. Al termine del percorso, dopo circa un’ora, si arriva a La Tensa, un borgo che è stato recuperato, mantenendo le forme originarie, e che ospita un agriturismo.

Case di pietra, con i tetti realizzati con le piode, grandi lastre di pietra scura, appoggiate l’una sull’altra, a costruire una copertura solida, adatta a sorreggere il peso delle nevicate e del tempo: l’architettura di queste valli la riconosci subiti e inizi a coglierne la bellezza, fatta di sobrietà e di legame con la storia di queste montagne. Una sapienza artigiana che rischia di scomparire ma che rappresenta un patrimonio collettivo, con la capacità di realizzare un tetto con i materiali locali, rispettando la forma della tradizione.

Domodossola, il capoluogo, ti affascina con il suo centro storico, con le piazzette e i vicoli ed è la base per iniziare a scoprire le valli laterali che confluiscono nella Val d’Ossola: qui si respira aria di confine, con la Svizzera che è il vicino accanto, con la storia del Traforo del Sempione e delle attraversate alpine.

Valli con nomi che evocano il passato, come la Valle Antigorio, verso Crodo. Qui, nei pressi dell’abitato, si può visitare la sede del Consorzio Erba Bona che produce erbe officinali e aromatiche, trasformandole in tisane, pomate e altri prodotti. Il profumo e l’essenza benefica di erbe alpine diventa un modo per continuare a lavorare la montagna e tramandare l’esperienza di queste zone.

Da lì, con una passeggiata piacevole ci si incammina lungo il percorso che porta agli orridi di Uriezzo, un ampio canalone scavato dalle acque nei millenni, segno di quando, durante la glaciazione questa valle ospitava un ghiacciaio. Trovarsi dentro agli orridi, tra marmitte e passaggi stretti, dove ora non scorre più l’acqua, è un’esperienza emozionante, con scorci che fanno pensare alla forza della natura.

Dopo poco si raggiunge il centro abitato di Baceno, dove la chiesa di San Gaudenzio si erge sopra a un blocco di pietra, dominando la valle e rendendo ancor più emozionante l’arrivo dal sentiero. Una chiesa che è un libro di storia sulle epoche che hanno contraddistinto queste valli, con le successive dominazioni.

Girare per valli, tra ruscelli, torrenti, laghi e montagne: la Val d’Ossola è questo. Il ricordo di valli dove il commercio e lo scambio con i territori circostanti hanno permesso il contatto tra culture differenti, ancora presenti in alcune località, come quelle legate alle popolazioni Walser.

Storie di lavoro difficile in montagna, di cave per estrarre la pietra e di fabbriche: ogni angolo dei paesi racconta un pezzo di storia, di quella più lontana, quando il commercio era basato su vino, formaggio, stoffe e sale, e quella più recente, di operai e partigiani, di chi decise di salire in montagna per difendere la libertà.

Pubblicato il: 29 Set, 2015 su LaStampa.it