Camminare fa bene. Si cammina e si riflette, avvolti nel silenzio dei paesaggi e dai pensieri che corrono nella mente, libera dalle mille cose che si fanno nella vita quotidiana. In montagna diventa ancora più bello avviarsi lungo i sentieri, con lo sguardo che si perde tra cime e orizzonti sconfinati.

Il Parco naturale Fanes-Senes-Braies, in Alto Adige, è un gioiello che, ogni volta, incanta e affascina per la bellezza dei paesaggi. Un parco che, dal 1980, protegge oltre 25mila ettari di superficie, con panorami e altipiani che offrono innumerevoli possibilità di visitare il paesaggio di queste zone, incontrando rifugi e alpeggi nel cuore delle Dolomiti.

Dal 2009 l’UNESCO ha riconosciuto le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità per il valore estetico e paesaggistico e per l’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico: un ambiente unico al mondo, conosciuto ovunque. Le Dolomiti non rappresentano un’ininterrotta catena di cime, bensì, nove sistemi montuosi separati tra loro da vallate, fiumi e altre montagne. I 142mila ettari che formano il Bene UNESCO costituiscono un arcipelago distribuito su un’area alpina molto più vasta e suddiviso sul territorio di cinque provincie. Una delle aree più belle, dove fare una camminata agevole, con dislivelli di media difficoltà, è Prato Piazza, dove si incrocia un tratto dell’Alta via delle Dolomiti n. 3, uno dei percorsi di attraversamento che, in più giorni, consentono di vivere l’esperienza di montagna, facendo tappa nei rifugi.

Prato Piazza è un altopiano, a circa 2.000 metri di altitudine, nell’area che sovrasta il lago di Braies: qui si rimane estasiati dal panorama che circonda l’altopiano, con cime che sembrano così vicine da poter essere toccate con una mano.

Seguendo le indicazioni per Monte Specie (in tedesco Strudelkopf), 2.300 metri, si raggiunge un punto di osservazione che, da solo, merita il viaggio: si apre davanti ai nostri occhi un panorama a 360° che permette di scorgere alcuni dei luoghi che hanno fatto sì che le Dolomiti facessero innamorare milioni di persone. Le Tre cime di Lavaredo sono lì, davanti a noi e, ogni minuto, con la luce del sole che cambia angolazione, il colore delle montagne tratteggia un gioco di ombre e tonalità che vale la pena di ammirare, in silenzio.

Perché qui è il silenzio a far da colonna sono a questo spettacolo della Natura, con l’aria di quota e il paesaggio, che permette di osservare i minimi particolari di una roccia, di un cespuglio di pino mugo, dei gracchi che volteggiano.

Un silenzio che serve a riflettere perché, questa passeggiata, compiuta a dicembre, dimostra l’assenza, pressoché totale, di neve: il 2015 si è confermato un anno anomalo, con picchi di temperature e scarse precipitazioni. Qui, alle porte dell’inverno, ci dovrebbero essere diversi centimetri di neve e il sentiero per Monte Specie non dovrebbe essere così facilmente raggiungibile. Invece sembra di essere a settembre, con i colori dell’autunno e la temperatura mite.

Mentre a Parigi, alla COP21 si tenta, tra mille difficoltà, di raggiungere un accordo mondiale per contenere il livello delle emissioni in atmosfera, qui, sulle Dolomiti, si soffre nel vedere cime spoglie di quella neve che non è solo un aspetto coreografico ma l’elemento naturale che serve a garantire l’equilibrio degli ecosistemi.

La maestosità di questi paesaggi deve servire a farci riflettere, a comprendere quanto l’uomo sia una piccola parte dell’universo e quanto sia necessario agire, ciascuno, nella quotidianità, per far sì che il cambiamento climatico non sia un destino inesorabile.

Restano nella mente le immagini di questa escursione surreale, dove al suono della neve che scricchiola sotto ai piedi si sostituisce l’azzurro intenso del cielo, sgombro di nuvole. Pensando al clima che ci attende.

Pubblicato il: 19 Dic, 2015 su LaStampa.it