Una sera di inverno un viaggiatore si trova a passeggiare per le strade di Sulmona: una città bella e intensa, con la storia che affonda le radici nell’epoca romana e che, a ogni passo, affascina per gli scorci e il candore di una città. Nei vicoli si respira l’aria della Maiella e il profumo di storie raccontate davanti al camino, storie e leggende legate alla tradizione di questi luoghi.

La mattina, di buon’ora ci si mette in cammino per raggiungere la stazione: oggi c’è la Transiberiana d’Italia che aspetta, sul binario 1, i viaggiatori per compiere il tragitto da Sulmona a Roccaraso, con la vettura storica Centoporte, modello che, a partire dagli anni ’30, viaggiò sulle linee di tutta Italia. Le carrozze sanno di legno, perfettamente conservate, con maniglie di ottone e tendine: qui tutto, ogni minimo particolare, racconta una storia, fatta di competenza e professionalità, di chilometri percorsi per collegare l’Italia.

L’Associazione Le Rotaie organizza un ricco calendario di corse del treno, su percorsi che, di volta in volta, cambiano, lungo la linea che collegava Abruzzo e Molise, per poi proseguire oltre, tra binari, gallerie e viadotti.

Perché qui siamo davanti a una vera opera che è testimonianza del genio e della tecnica ferroviaria: linee costruite alla fine dell’800, superando pendenze e progettando un’infrastruttura che, ancora oggi, è in grado di contribuire allo sviluppo del territorio. Da linea nata per trasportare le merci è diventata, grazie allo sforzo e alla capacità visionaria di pochi appassionati, un’opportunità unica per visitare la Montagna Madre, la Maiella e i luoghi che si trovano lungo questa strada ferrata.

 

(La Transiberiana d’Italia )

Si scorre accanto a Sulmona ed ecco Pettorano sul Gizio, uno dei borghi che fanno parte dei Borghi più belli d’Italia, arroccato sulla montagna con le forme tipiche del periodo medievale. La ferrovia compie un giro completo, in galleria, attorno a Pettorano per cambiare direzione e salire di quota, permettendo di ammirare il panorama da diversi punti di vista.

La vista, mentre il treno sale, costeggiando la montagna, sopra a viadotti ad arcata, è qualcosa di emozionante: si viaggia sul ciglio del fianco della montagna e affacciarsi dal finestrino fa sognare di essere in un’altra epoca. Il paesaggio inizia a cambiare e diventa sempre più di alta montagna, raggiungendo il paese di Campo di Giove, a 1.071 metri sul livello del mare.

Significa addentrarsi nel paesaggio della Maiella, tra la neve e le cime arrotondate e austere di questa montagna: qui la memoria va a inverni lontani, con metri di neve e mesi di isolamento oppure al 1943, quando queste montagne divennero teatro della guerra partigiana contro l’occupazione nazi-fascista: la storia della Brigata Maiella è uno degli elementi che contribuiscono a rendere la memoria di questi luoghi un patrimonio collettivo, da tutelare e tramandare.

Il treno va e raggiunge Palena, dove lo sguardo si perde nella magia dell’altopiano di Quarto Santa Chiara, un pianoro che si trova a circa 1250 m. di quota. Qui il Parco nazionale della Majella ha avviato uno dei progetti di recupero e di valorizzazione del patrimonio collettivo, realizzando un Ostello che rappresenta il punto di riferimento per organizzare la visita e l’immersione in questa zona del Parco. La Cooperativa Pallenium propone un ventaglio di occasioni, dalla ciaspolata al torrentismo.

(L’ostello del Parco nazionale della Majella)

Un viaggio in treno, un viaggio che sa essere esperienza ed emozione, un modo di conoscere luoghi con un coinvolgimento diverso: qui non è la velocità a contare quanto la vitalità e la vivacità. Viaggiando sulla Transiberiana d’Italia si incontrano passione ed emozioni, con la voglia di fare qualcosa per avviare un percorso di sviluppo nuovo, che sia in grado di investire nelle risorse locali e nell’innovazione. La montagna vissuta come esperienza, in ogni stagione, con gli occhi rapiti dalla bellezza di paesaggi che proiettano i pensieri a luoghi lontani, magici e affascinanti.

Il treno e la montagna non sono fatti per restare chiusi in un museo: possono diventare il modo per far conoscere i luoghi, per raggiungerli in modo divertente, in compagnia. Le stazioni si rianimano, perdendo la connotazione burocratica di “impresenziate” diventando luoghi dove si accoglie il turista per trasportarlo in un’altra dimensione.

Mentre il treno sferraglia lungo i binari che riportano a Sulmona nelle carrozze ritornano alla mente le immagini di una giornata trascorsa con la musica de I Lupi Della Majella – Li lopə də la Maijellə, un gruppo folk che ha accompagnato i viaggiatori in questa esplorazione in modo appassionato con canti di lavoro e amorosi, passando per quadriglie, serenate, strofe a suspette, ballate, valzer, sino ad arrivare al ballo più tipico, la Saltarella, sul marciapiede della stazione.

Tutti scendono dal Centoporte e si avviano verso casa, la stazione torna a essere silenziosa, con il movimento dei convogli ordinari e il diiinnn diiinnn della campanella, ma domani, alle 8,15, partirà una nuova Transiberiana: questo può essere il futuro di tante linee che non sono secche né tanto meno rami.

 

Pubblicato il: 9 Feb, 2016 su laStampa.it