Arriva la Primavera e viene subito voglia di uscire, per cercare il profumo del risveglio della Natura, anche in città.

Roma è un luogo speciale, chi la vive o la visita, anche solo per pochi giorni, lo sa: il caos, il traffico, il disordine e la trascuratezza vengono dimenticati in un attimo quando si riesce a cogliere la bellezza di luoghi naturali e paesaggi capaci di rapire l’anima.

Ecco quindi che diventa possibile scoprire angoli di città dove la campagna diventa la protagonista assoluta, lasciando da parte il cemento e l’asfalto. L’Hanami, è la festa dei ciliegi in fiore, una delle tradizioni che in Giappone rappresenta un momento unico, atteso per un anno intero e che coinvolge l’animo e diventa occasione per trovare il distacco dalla realtà. Anche a Roma è possibile trovare percorsi naturali dove gli occhi e la mente si liberano tra colori e profumi. Nel parco regionale dell’Appia Antica, in collaborazione con il CREA (consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria), è stata sperimentata una “via fructis” per compiere una visita guidata nel centro di ricerca per la frutticultura, in via di Fioranello: qui sono presenti 25 specie di piante diverse, altrettante selvatiche, tra varietà antiche e moderne per un totale di 6.000 tipologie.

Un viaggio nella storia e nella ricerca applicata che studia la genetica, la valorizzazione e caratterizzazione di piante da frutto: qui meli, peri, ciliegi, albicocchi, pesche e melograni diventano laboratorio vivente per studiare il ciclo vitale, la domesticazione e la resistenza ai cambiamenti. Praticamente qui si costruisce il futuro della frutta che mangeremo.

Hanami può significare anche cercare l’emozione che deriva dalla contemplazione del paesaggio naturale e ascoltare le poesie Haiku, piccoli componimenti che si leggono due volte, una volta per sé stessi, un’altra per gli altri, con un messaggio di condivisione di emozioni. Ammirare paesaggi di fioriture che fanno volare i pensieri, facendo battere il cuore: davanti ai prati di papaveri della Valle della Caffarella si resta estasiati e quel mare di rosso che si muove con il vento diventa esso stesso un brano di poesia.

Il Parco diventa anche l’occasione per aprire cancelli e porte di luoghi poco conosciuti e non sempre visitabili: le iniziative di “Cancelli aperti” sono sempre un appuntamento da tener d’occhio e da non farsi sfuggire. A maggio sono previste due “aperture”, il Castrum Caetani, ciò che normalmente non si vede alle spalle del Sepolcro di Cecilia Metella e la Colata di Capo di Bove, un viaggio alla scoperta della cava di Fioranello, per raccontare la storia geologica di queste zone.

Parchi e riserve naturali sono questo: proteggere il patrimonio collettivo, fatto di biodiversità, paesaggi, luoghi storici e memoria. L’Italia è un paese unico al mondo per numero e ricchezza di siti naturali e culturali e il Parco regionale dell’Appia Antica è uno di questi, tra i più belli e affascinanti ma, al tempo stesso, tra i più complicati da gestire e tutelare perché, tuttora, il suo valore non è riconosciuto con l’importanza che meriterebbe. Decenni di trascuratezza e di incapacità hanno segnato questo luogo, dove, tuttora, non si riesce a trovare la soluzione per creare una grande passeggiata, da compiere a piedi e in bicicletta, senza trovarsi tra auto che sfrecciano tra i monumenti.

Serve una volontà pubblica, coerente e costante, per proteggere e tramandare la bellezza che non è un’idea astratta ma il frutto del lavoro di chi ci ha preceduti, con un bisogno concreto di investimenti, materiali e immateriali, per manutenere, riparare, ricucire. La conservazione non si improvvisa e non è cosa da progetti estemporanei: i parchi sono un bene comune da curare e gestire, con intelligenza, ogni giorno, con impegno e capacità e le fioriture sono lì a ricordarcelo.

 

Pubblicato il: 30 Apr, 2016 su laStampa.it