A Colfiorito la primavera esplode all’improvviso, senza annunci ma semplicemente riempiendo di colori e profumi gli altopiani. Un mondo fantastico, tra colline e prati, che presentano il lato più dolce e armonioso dell’Appennino, tra Umbria e Marche

A Colfiorito la primavera esplode all’improvviso, senza annunci ma semplicemente riempiendo di colori e profumi gli altopiani. Un mondo fantastico, tra colline e prati, che presentano il lato più dolce e armonioso dell’Appennino, tra Umbria e Marche.

Terre di passaggio, dove si aprono scenari di bellezza infinita, tra piani, paludi e colli che disegnano un panorama dove perdersi e cogliere la sensazione di trovarsi al cospetto della natura più vera, con le nuvole e i colori del cielo che sono così vicini da poter essere toccati con un dito.

Antiche vie passano di qui e la presenza dei “castellieri” lo testimonia: tra il Monte Orve e la basilica di Plestia qui tutto è un riferimento costante alla preistoria e ai ritrovamenti. Il MAC museo archeologico di Colfiorito raccoglie reperti che ricostruiscono la presenza dell’antica popolazione dei Plestini.

Colfiorito, Annifo, Arvello, Forcatura, … nomi di piccole frazioni che, oggi, conservano la memoria del terremoto del 1997, per ricostruire l’identità stessa di una comunità locale che non ha mai abbandonato questa terra e ha mantenuto viva l’attività agricola. Una popolazione che ha appreso, da molto tempo, il concetto di resilienza e lo rende concreto e attuale ogni giorno.

Perché è l’agricoltura l’anima vera di queste zone, con la dedizione costante nel coltivare e produrre, gestendo campi che devono la loro fertilità alle particolari condizioni idro-geologiche: un territorio che, nei secoli, è stato curato, realizzando opere di bonifica e creando opportunità. La Botte dei Varano, nel comune di Serravalle di Chienti, sul versante marchigiano, racconta di ingegneria applicata, nel medioevo, per raccogliere le acque che allagavano gli altopiani e garantire la coltivazione dei terreni.

Qui agricoltura fa rima con paesaggio: la dolcezza di questi scenari li rende il luogo ideale per perdersi nel contemplare una natura in equilibrio con il lavoro dell’uomo. Campi coltivati, dove legumi e cereali traggono forza dal terreno e diventano un simbolo di centinaia di anni di dedizione nel curare la terra e seguire i ritmi naturali delle stagioni. Un motivo in più per acquistare e gustare lenticchie, farro, cicerchia e altri prodotti, per comprendere l’impegno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha dichiarato il 2016 anno internazionale dei legumi con lo slogan “Semi nutrienti per un futuro sostenibile ”, per rafforzare la diffusione e la consapevolezza di scelte produttive e alimentari basate su questa risorsa fondamentale per la vita sul Pianeta.

Un lavoro importante, quello di aziende impegnate nel produrre, selezionare e commercializzare legumi spesso dimenticati e trascurati come la roveja o la cicerchia: un vero patrimonio di conoscenza e di tradizione legato a piccole produzioni capaci di conservare la biodiversità e la cultura legata all’agricoltura di montagna. Una di queste realtà è la Orve ,che prende il nome dalla montagna che sovrasta Colfiorito, che è impegnata nel promuovere anche piccole produzioni che meritano di essere tutelate e conosciute. Il parco regionale è il cuore di questi altopiani: dal 1995 tutela la palude e la zona circostante, che in precedenza, nel 1977, fu dichiarata zona umida di valore internazionale, in rispetto alla Convenzione di Ramsar.

La storia recente di Colfiorito è anche il frutto dell’impegno scientifico e civile di Franco Pedrotti, docente di botanica dell’Università di Camerino che, fin dalla fine degli anni ’60, studiò gli ecosistemi, elaborando una prima proposta di perimetrazione e tutela.

Sono luoghi unici, di una bellezza rara e di forte coinvolgimento emotivo: le fioriture primaverili, con i colori intensi del rosso dei papaveri, del blu dei fiordalisi, del giallo delle ginestre, lasciano senza parole, avvolgendo il visitatore in un’armonia di sensazioni ed emozioni. Qui la natura è rispettata, perdersi e ritrovarsi in questo mare di colori serve anche a riflettere sul valore dell’ambiente, anche di quelle che siamo abituati a chiamare erbacce. Ogni parte di questo ecosistema fragilissimo svolge una funzione ed è fondamentale per l’equilibrio naturale e il processo di rinnovamento delle risorse.

Si torna sempre volentieri a Colfiorito, in ogni stagione, perché ogni volta è una sorpresa e un’emozione: il paesaggio invita la mente a liberare lo sguardo e a immaginare un futuro differente, dove trovare maggiore armonia e contatto con la natura. È da cose piccole come un papavero, un’ape o una pianta di fagioli che saremo capaci di capire il futuro della Terra.

 

Pubblicato il: 18 Giu, 2016 su laStampa.it