Una escursione, in montagna, può essere l’occasione per scoprire la bellezza interiore del paesaggio che ci circonda. Le Alpi, gli Appennini, montagne vere, dove i sentieri si immergono nel mondo naturale fatto di boschi, radure e cime: un modo per viaggiare con gli occhi e la mente, mentre i passi affrontano salite che, ogni volta, sanno ricompensare la fatica con la meraviglia di trovarsi a contatto con il silenzio e la tranquillità.

Da Pederù al rifugio di Fodara vedla (http://www.fodara.it/it/index.php) : siamo nel Parco naturale di Fanes-Sennes-Braies (http://www.provincia.bz.it/natura-territorio/temi/parco-naturale-fanes-senes-braies.asp ), nel cuore delle Dolomiti, in Alto Adige. Qui le montagne sono un paradiso di colori e di emozioni e, al tramonto, il riflesso del sole diventa un’immagine che resta per sempre nel cuore. Il sentiero, il n. 7, si arrampica sui primi tornanti per raggiungere il bosco e, dopo circa un’ora di cammino si raggiunge il piano dove si trova il rifugio.
Il riposo in questo piccolo rifugio di montagna diventa un viaggio nel gusto, scoprendo la bontà di piatti semplici che raccontano, ciascuno, la storia e la tradizione di queste valli: la zuppa d’orzo con le turtles, i canederli e i cancì, il kaiserschmarrn, …
Bisogna ascoltarli i passi per comprendere davvero il senso del tempo, del tempo giusto, che occorre per camminare e inoltrarsi tra queste montagne. La bellezza del paesaggio è il modo per accompagnare una passeggiata che si fa con i piedi e con lo spirito: ogni masso, ogni albero, ogni ruscello è il modo per gustare il senso del silenzio e dell’immensità delle montagne che si hanno attorno.

Il silenzio è il modo per riconoscere il giusto rispetto che dovremmo avere per l’ambiente e la natura: qui si torna a essere una parte, infinitesima, della Terra, con la dimensione che ci riporta a comprendere i limiti di un mondo che non è fatto per soddisfare la nostra voglia di consumo ma ha bisogno di essere curato, protetto, rispettato.
Si cammina e si ha il tempo per respirare e per pensare, guardando il bosco, le rocce e il cielo: un semplicità di elementi che, troppo spesso, abbiamo creduto fossero banali e marginali, non capendo quanto la nostra vita sia legata queste cose, semplici e insostituibili.
La fatica nelle gambe non la si sente perché la soddisfazione di aver trascorso una giornata su questi sentieri è, di gran lunga, maggiore: si cammina per ritrovare il gusto di percorrere le distanze con la velocità dei passi e non per spostarsi.

La camminata non si conclude a Pederù, ritrovando la strada che conduce a San Vigilio di Marebbe: il giusto ristoro per i piedi affaticati è il torrente che scorre e che regala la sensazione di immergersi, per pochi minuti, in un fresco fragore di acqua trasparente.