Tra le pagine dei diari di viaggio, come quelli del Grand tour ottocentesco, si ritrova il piacere della descrizione delle tappe e degli incontri, dei paesaggi e delle culture differenti. A piedi, in bicicletta, a bordo treni e bus: modalità di trasporto condivise, dolci, dove trovare i caratteri che rendono unica l’Italia, entrando nei luoghi, spesso al di fuori dei percorsi tradizionali e dei grandi flussi di traffico. Un’Italia minore, dove il suono dei passi si sostituisce al rumore del traffico, dove cogliere il “lusso” di rallentare e recuperare tranquillità, godendo di un soggiorno dove ritrovare il contatto con la natura.

Un turismo slow come occasione per recuperare vecchi percorsi,  cammini e sentieri, per riscoprire le antiche vie di comunicazione e riappropriarsi della tradizione legata al turismo di scoperta e di viaggio. Si diventa viaggiatori, abbandonando lo stereotipo del turista che colleziona selfie senza comprendere neanche dove ci si trova: i visitatori lenti incontrano l’identità locale, il gusto e la cultura che caratterizza la comunità e i luoghi. Slow diventa un modo per cogliere, con il giusto tempo, le suggestioni e le emozioni che un territorio può dare. Un turismo dolce, da svolgere su piccola scala, riducendo la velocità e incrementando le possibilità offerte dalle esperienze e dalla conoscenza delle caratteristiche locali.

Viaggi naturali è il modo per muoversi, lentamente, ma raccogliendo le sensazioni e le emozioni di luoghi che hanno storie da raccontare: colori, gusti, ricordi che un viaggio può regalare. La bicicletta continua a percorrere strade e piste, i passi si susseguono lungo i sentieri, le stazioni piccole dei treni locali: un mondo da raccontare.